La Lega fascista promuove l'oscurantismo ignobile dell'ignoranza
La lega ci riprova. Per la casta dei bifolchi, che vorrebbe uniformare a loro tutto il paese, Internet è considerato un nemico da combattere con tutte le loro forze. Per loro non è possibile che chiunque possa esprimere il proprio parere nei confronti di personaggi pubblici, politici e non. Non è pensabile che qualcuno possa scrivere Bossi merda, o più semplicemente possa riportare le beghe legali di persone che ricoprono ruoli di governo,di partito o che comunque abbiano importanti incarichi pubblici.
Quindi ci riprovano, e facendosi forti delle stronzate americane (leggasi SOPA), propongono il FAVA. FAVA è ul cognome (che è tutto un programma) del deputato della Lega Nord che sta riproponendo, tramite emendamento, la famigerata Legge Bavaglio: una misura che renderebbe possibile bloccare un sito internet per contenuti illegali, solo su segnalazione di un utente, senza ricorso a magistratura o Agcom.
Il rischio di bloccare in breve tempo Internet è evidente: basterebbe una segnalazione di un qualsiasi utente per provocare l'oscuramento di un sito qualsiasi, sia pure Facebook, Youtube o Google. Il nocciolo del problema è che siti come quelli citati, essndo solo intermediari di informazioni e servizi pubbliciari, non hanno né la capacità, né il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti. Con questo emendamento, scritto così alla cazzo, si potranno far rimuovere contenuti leciti per il solo sfizio di non volerli leggere o divulgare, limitando così la libertà di espressione in Rete.
L’emendamento Fava (nel testo in aula a Montecitorio si tratta dell’articolo 18), prevede inoltre al suo secondo comma che le esenzioni e le deroghe in materia di responsabilità previste dalla legge italiana sul commercio elettronico non si applichino ‘’al prestatore che metta a disposizione del destinatario dei suoi servizi oggetto del presente decreto, o comunque fornisca o presti a suo favore, anche strumenti o servizi ulteriori, in particolare di carattere organizzativo o promozionale’’. Una disposizione che potrebbe trovarsi in aperta contraddizione con lo spirito della normativa comunitaria sull’e-commerce, la direttiva 2000/31/CE’’.
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