Qualche dato sulla sicurezza in Italia
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La sicurezza dei cittadini, tanto nella sua componente oggettiva (comportamenti antisociali o delittuosi), quanto in quella soggettiva (percezione di allarme sociale da parte degli individui), costituisce un importante indicatore di degrado della società, nonché una dimensione essenziale della convivenza civile.
Omicidi volontari
Nel codice penale italiano, l’omicidio è il primo reato contemplato tra i delitti contro la persona (art. 575); è punito con la reclusione non inferiore a 21 anni. Sono disciplinati separatamente, in articoli successivi, l’infanticidio, l’omicidio del consenziente, l’omicidio preterintenzionale e quello colposo. Negli omicidi commessi per motivi di mafia si includono quelli commessi da associazioni di tipo mafioso, cioè composte da persone che si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti e altre attività illecite. Nei confronti europei, il dato relativo all’Italia comprende oltre gli omicidi volontari consumati, i preterintenzionali e gli infanticidi.
L’Italia, con circa 1,0 omicidi per centomila abitanti nel 2009, si colloca al di sotto della media dell’Unione (1,2 omicidi). Il fenomeno mostra un trend decrescente dal 1991.

Nel corso del 2009, in Italia sono stati commessi 1,0 omicidi (sono considerati gli omicidi volontari consumati, i preterintenzionali e gli infanticidi) per 100 mila abitanti. Questo dato colloca il nostro Paese al di sotto della media calcolata sul complesso dei 27 Paesi Ue (1,2 omicidi per 100 mila residenti). Per Lituania ed Estonia si registrano valori nettamente superiori a quelli degli altri Paesi membri (7,5 e 5,2 omicidi per 100 mila abitanti), come anche per la Lettonia nel cui caso, però, sono compresi gli omicidi tentati. La situazione meno critica caratterizza invece Slovenia e Austria (rispettivamente 0,6 e 0,5 omicidi per 100 mila abitanti).
DI seguito vengono riportati i grafici degli andamenti degli omicidi in Italia, regione per regione, dal 1985 al 2009.




Il dato medio italiano, circa un omicidio volontario per 100 mila abitanti, risulta da una sintesi di situazioni scarsamente omogenee. Si passa da 0,62 omicidi per 100 mila abitanti del Nord-est a 1,45 del Mezzogiorno. Le altre due ripartizioni presentano valori intermedi ma entrambi inferiori alla media nazionale (0,72 nel Centro e 0,80 nel Nord-ovest, sempre per 100 mila residenti). A livello regionale, la Calabria è caratterizzata dal valore più elevato (3,19 omicidi per 100 mila abitanti), seguita a distanza dalla Campania (1,79) Quest’ultima è la regione che registra la percentuale più elevata di omicidi di tipo mafioso (il 47,1 per cento del totale). I tentati omicidi rilevati nel 2009 sono in diminuzione rispetto all’anno precedente (-17,0 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (-20,6 per cento). È ancora il Mezzogiorno a presentare valori più elevati anche per il tentato omicidio, mentre il Nord-est detiene il valore più basso (rispettivamente 3,02 e 1,46 per 100 mila abitanti). Le regioni più critiche rispetto a questo fenomeno sono la Calabria (4,38 tentati omicidi per 100 mila abitanti), la Puglia e la Campania (rispettivamente 3,36 e 3,13, sempre per 100 mila abitanti).

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