NetMask255.com Dossier Ecologia Pecorino Romano e rischio diossina. I pascoli avvelenati

Pecorino Romano e rischio diossina. I pascoli avvelenati




Pecorino RomanoQuando mi sono trasferito a Roma non ho potuto fare a meno di notare le decine di greggi che circondano la Capitale. Fuori e dentro il Grande Raccordo Anulare, sulle ancora tante colline non urbanizzate che circondano la città, centinaia di pecore pascolano indisturbate a pochi metri dalle grandi arterie di comunicazione che collegano Roma al resto del Mondo.


All’inizio la cosa mi dava tanto “senso di natura”, poi però i tanti chilometri percorsi su quelle strade, sempre intasate di traffico ed intrise del puzzo d’inquinamento prodotto dai veicoli, mi ha fatto sorgere qualche dubbio sulla salubrità di quel “senso di natura. Dubbi che vanno a sommarsi al sospetto che tutto quell’inquinamento venga a finire nei nostri piatti tramite il famoso Pecorino Romano.

 

 

Un po’ di numeri


Dal V Censimento dell’Agricoltura risulta che nella provincia di Roma sono presenti 111.743 pecore ovvero il 25,33% dei capi presenti in tutto il Lazio, una concentrazione seconda solo alla provincia di Viterbo con 232.966 capi).

Nel Lazio si concentra l’8,64% nazionale delle aziende con allevamenti ovini da latte e il 9,6% dei relativi capi (pecore). Le aziende di questo tipo sono diffuse soprattutto nella provincia di Frosinone dove se ne contano 1.248, mentre a Viterbo, dove ricade il maggior numero di capi (52,81% della distribuzione regionale), gli allevamenti presentano dimensioni medie più elevate (254 capi per azienda contro gli appena 26 rilevati nella provincia di Frosinone). L’allevamento specializzato da latte caratterizza anche la provincia di Roma dove è rinvenibile il 25,33% delle pecore da latte presenti nella Regione, e dove gli allevamenti raggiungono dimensioni medie superiori ai 200 capi/azienda.

In base ai dati riportati dal Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano la produzione nel  2003-2004  è stata di 38.138,64 tonnellate, di cui circa 36.636,88 provenienti dalla Sardegna (95,4%).
I volumi produttivi laziali
di Pecorino Romano nel corso delle ultime dieci annate casearie, a fronte di un passaggio da circa 5.923 tonnellate a poco oltre le 1.546, sono decresciuti ad un ritmo del 73,88%, e stando alle mie preoccupazioni, il dato risulta confortante.



Esiste il rischio biologico?

Al fine di salvaguardare la salute pubblica, dal 1988 viene realizzato annualmente dal Ministero della Salute, il "Piano Nazionale per la ricerca dei Residui (PNR)", un programma articolato che  ha lo scopo di verificare la presenza di sostanze pericolose per l’uomo, quali farmaci ad uso zootecnico e contaminanti ambientali, negli animali vivi e negli alimenti che da essi hanno origine.

Dai dati del Nuovo Sistema Informativo Sanitario Nazionale (NSIS), risulta che le  positività riscontrate nel corso del triennio a livello regionale, si attestano, in linea con i dati nazionali, intorno all’1%.

I campionamenti vengono effettuati dalle ASL di competenza sia negli allevamenti (produzione primaria) che negli stabilimenti di prima trasformazione, come ad esempio i centri di raccolta del latte e sono analizzati nei laboratori dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e Toscana.

Riporto brevemente il numero di campioni  analizzati nel trienno 2005-2006-2007:

Sostanze ed agenti contaminanti per l’ambiente:

2005

  • Campioni analizzati: 2831
  • Campioni non conformi: 267
  • Percentuale positività: 1,5%

2006

  • Campioni analizzati: 2591
  • Campioni non conformi: 28
  • Percentuale positività: 1,1%

2007

  • Campioni analizzati: 2317
  • Campioni non conformi: 10
  • Percentuale positività: 0,4%

 

I numeri sopra riportati sembrerebbero confortanti, ma se li confrontriamo con quelli del censimento ci accorgiamo subito che qualcosa non torna.

Se nel Lazio vi sono 441.132 pecore da latte, significa che nel 2006 è stato analizzato appena lo 0,5% del bestiame impiegato nella produzione ed utilizzando una semplice proporzione matematica si potrebbe immaginare che il numero di animali positivi agli agenti inquinanti potrebbe essere tale da comprendere tutte le pecore da pascolo presenti nell’immediato perimetro della Capitale.

Questo significa che il campione, secondo il mio punto di vista, non può essere significativo.

 


Conclusioni

Questa breve analisi è stata partorita in un solo uggiuso pomeriggio di gennaio. Tuttavia il risultato, benché possa sembrare approssimativo, appare chiaro:

 

  1. Le pecore non dovrebbero pascolare lungo le grandi arterie di comunicazione, tra cui il GRA, per l’alto rischio di contaminazione da diossine ed altri agenti inquinanti.
  2. I controlli delle ASL, salvo casi di elevata rilevanza mediatica, non  vengono effettuati su un numero di campioni significativi se paragonato al numero di ovini presenti sul territorio.
  3. Il 95% del Pecorino Romano DOP è di origine sarda mentre solo il 4% è laziale. Un’altra esegua percentuale sembra arrivare dalla Romania.

Ora non voglio terrorizzare nessuno, ma io eviterei pecorino fatto con latte proveniente dal territorio romano, almeno finché si vedranno pascolare animali a ridosso del Grande Raccorrdo Anulare.

 

Nelle prossime settimane inserirò ulteriori approfondimenti.

 

 

 

 



      



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