Ritorna in funzione la diga del Vajont
La diga del Vajont, tristemente famosa per l'eccidio del 1963 dove morirono 2mila persone, riprenderà a funzionare.
Costruita negli anni tra il 1957 e il 1960, nel territorio del comune di Erto e Casso (PN) lungo il corso del torrente Vajont.
Alta ben 261,60 m (la quinta diga più alta del mondo, la seconda ad arco) con un volume di 360.000 m3 e con un bacino di 168,715 milioni di metri cubi. All'epoca della sua costruzione era la diga più alta al mondo.
La diga, sin dalla sua progettazione, fu acceso argomento di discussione tra geologi e progettisti. I primi sostenevano che i monti circostanti il bacino non assicuravano una stabilità tale da permettere la costruzione della diga in quella zona. In particolare Leopold Muller, il geologo austriaco fondatore della scuola geologica di Salisburgo interpellato per verificare la fattibilità del progetto. dopo aver eseguito carotaggi stratimetrici sia sul Toc che sul versante erto-cassano, aveva espresso forti dubbi. Disegnò sul Toc la fenditura senza peraltro essere a conoscenza degli esiti di altri esami orografici, ma non fu sufficiente a far bloccare i lavori (non ne aveva il potere, le sue raccomandazioni venivano puntualmente ignorate).
Nella foto successiva viene evidenziata la linea di frana individuata da Muller sul Monte Toc nei suoi esami. La linea risultò combaciare con la frana che si abbattè nel lago artificiale portando con se due chilometri e mezzo di terra per 700 metri di altezza.

Nemmeno gli smottamenti che causarono la frana di 800mila metri cubi di roccia e onde anomale di 10 metri fermarono il progetto della S.A.D.E. (Società Adriatica Di Elettricità) .
Il riempimento del bacino continuava insieme ai piccoli terremoti di assestamento.
Il nome Toc in veneto significa pezzo, ma in friulano significa marcio, avariato, guasto. Probabilmente venne così chiamato per la sua nota franosità, poiché tutto il versante sovrastante il lago artificiale era di natura calanchiva.
Il tempo passava e la S.A.D.E. voleva a tutti i costi terminare la realizzazione del proprio progetto, tanto da voler incrementare la linea di riempimento per far vedere a tutti che non c'era motivo di preoccuparsi perché la loro creazione era sicura. Si passò dai 677 metri di riempimento sul livello del mare previsti dal primo progetto a 722,5 metri con conseguente innalzamento della struttura della diga.
Il bacino idrografico ora conteneva ben 168milioni e 715mila metri cubi di acqua, contro i 58mila del progetto iniziale.
Il 12 dicembre 1962 nasce l'ENEL e la S.A.D.E. ha interesse a vendere allo Stato un impianto funzionante. A marzo viene fatto il passaggio di proprietà della struttura e ad aprile vienne effettuato il terzo e definitivo collaudo. L'ingegner Biadene, responsabile della S.A.D.E. calca la mano ed ordina di invasare fino a 715 metri. Con questa prova di collaudo si voleva portare il livello dell'acqua fino a regime. Si voleva far rientrare quanto prima le ingenti somme investite, tant'è che le prove vennero fatte senza nemmeno far evaquare la popolazione a valle e tentomeno venne definito un piano di sicurezza nel caso qualcosa fosse andato storto.
Ma arrivati a livello 710 metri ci rende conto che qualcosa non va. Terremoti al minimo variare del livello iniziano a terrorizzare popolazione e S.A.D.E. Da quel livello in poi non si potrà far più nulla. Se si toglie l'acqua si fa venir giù la frana. Ma se la frana viene giù ugualmente l'acqua tracimerà comunque dalla diga (la tolleranza tra il livello dell'acqua e la corona della diga era stata ridotta ad un quinto rispetto il progetto iniziale).
L'otto ottobre Biadene prende la decisione di abbassare il livello dell'acqua e chiede una ordinanza di sgombero della popolazione a valle. ordina di ridurre il livello a 700 metri.
Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 tutta la "M" sul Toc si stacca e finisce nell'invaso. Vengono giù 270 milioni di m3 di roccia. Dal bacino si alza un'onda alta 250 metri e molto più larga della diga si rovescia a valle a 300 metri più in basso a più di 100 km/h.
Questa è un po' la storia dello sterminio di 2000 persone per la bramosia di alcune persone. Il denaro in cambio dell'incuranza del destino centinaia e centinaia di vite umane. Ed ora ci risiamo. I comuni dei paesi distrutti dall’onda assassina sfrutteranno nuovamente le acque del torrente per produrre energia elettrica. Lo hanno reso noto stamani a Pordenone i sindaci di Longarone (Belluno), Castellavazzo (Belluno) ed Erto e Casso (Pordenone), in una conferenza stampa ospitata in provincia.
I sindaci - ora come allora - hanno escluso rischi di natura ambientale ricordando che con gli introiti, circa 300.000 euro all’anno, per ogni municipio potranno pensare al rilancio dell’intera area.
La società che gestirà la centralina sarà controllata al 60% dal soggetto pubblico. L’impianto produrrà circa 15 milioni di kilowatt ora all’anno.
Il nuovo progetto prevede la realizzazione di un impianto idroelettrico ad acqua fluente, un mulino, che sfrutterebbe il salto del Vajont per far muovere il generatore. Un progetto molto più piccolo e strutturalmente diverso da quello che provocò la strage, ma che spaventa gli abitanti delle zone interessate.
Informazioni sulla diga del Vajont:
- Stato: Italia
- Regione: Friuli-Venezia Giulia
- Provincia: Pordenone
- Corso d'acqua: Vajont
- Condizione: Invaso sperimentale
- Uso: Varie
- Concessionario: Enel Produzione S.P.A.
- Ufficio periferico RID: Venezia
- Tipologia dello sbarramento: Cupola
- Anno Fine Costruzione: 1960
- Quota di massima regolazione[m s.l.m.]: 722.500
- Altezza dello sbarramento[m]: 255.500
- Lunghezza del coronamento[m]: 190.000
- Volume della diga[103 x m3 ]: 360.000
- Capacità invaso[Mm3]: 0.710
- Quota autorizzata[m s.l.m.]: 0.000
- Volume autorizzato[Mm3]: 0.000
- Capacità nominale dell'impianto idroelettrico[MWh]:
- Coordinate: 46.26800783703 N 12.3285672068596 E
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