Disastri invisibili: se la Deep Horizon fosse stata in Africa?
Se la piattaforma petrolifera Deep Horizon fosse esplosa al largo delle coste della Nigeria anzichè in Luisiana, probabilmente non se ne sarebbe accorto nessuno.
"Incidenti come quello da noi accadono ogni giorno, la differenza è che nessuno ne parla", dice Ben Ikari in un'intervista al Guardian.
Secondo un rapporto congiunto di WWF, World Conservation Union e Nigerian Conservative Foundation, dagli oleodotti nigeriani sono fuoriuscite circa 1.500.000 tonnellate di petrolio in quattro anni, cinquanta volte la quantità persa durante il disastro della Exxon Valdez in Alaska, e 10 volte il disastro ambientale della Deep Horizon.
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Il rapporto pubblicato da Amnesty International "Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger" descrive il perpretarsi dei disastri ambientali ad opera delle aziende petrolifere ai danni della popolazione e l'assoluta mancanza di controlli e sanzioni. La maggior parte delle prove sull'inquinamento e sui danni all'ambiente raccolte da Amnesty International e illustrate nel rapporto, riguardano le attività della Shell, la principale compagnia petrolifera che opera da 30 anni nel Delta del Niger. Il rapporto analizza anche le conseguenze sui diritti umani delle attività dell'azienda italiana Eni Spa, che opera in Nigeria attraverso la consociata Nigerian Agip Oil Company (Naoc).
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Audry Gaurghran di Amnesty International, e coautrice del rapporto, in un'intervista dice:
"Le persone che vivono nel Delta del Niger sono costrette a bere, cucinare e lavarsi con acqua inquinata e a mangiare pesce contaminato dal petrolio e da altre tossine, se sono abbastanza fortunate da riuscire ancora a pescarlo. La terra che coltivano si sta distruggendo. Dopo le fuoriuscite di greggio, l'aria puzza di petrolio, gas e altri agenti inquinanti. La popolazione denuncia problemi di respirazione e lesioni cutanee. Nonostante tutto questo, né il governo né le aziende verificano l'impatto umano dell'inquinamento"
Il Delta del Niger è una delle 10 più importanti zone umide e ecosistemi marini di costa del mondo e vi abitano circa 31 milioni di persone.
Oltre al petrolio, i danni ambientali sono dovuto anche dalla pratica illegale del Gas flaring, che consiste nel bruciare a cielo aperto il GAS naturale che viene liberato dal pompaggio del petrolio per risparmiare sui costi di estrazione. I sottoprodotti della combustione del gas includono ossidi di azoto, ossidi di zolfo, derivati cancerogeni del benzene e diossine. In Europa occidentale il 99% del gas come sottoprodotto dell’estrazione di greggio viene utilizzato o reimmesso nel sottosuolo.
Approfondimenti: M.E.N.D.
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